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Rosi Mauro: Fora de ball!

Potrebbe sembrare pretestuoso il voler organizzare, per venerdì 13 aprile,  un presidio dal titolo “Fura de ball” indirizzato a Rosi Mauro, la senatrice leghista che non vuole mollare il cadreghino di vicepresidente del Senato.

Toglietevi ogni ragionevole dubbio: è pretestuoso.

La questione della Mauro è un pretesto che cogliamo al volo per poter gridare ai leghisti che non ne possiamo più del populismo che ha permeato tutto il loro agire. Infarcito di luoghi comuni e  razzismo. E con pregiudizi costruiti ad arte per fare colpo e alimentare la mentalità  (ma più spesso  l’ansia) popolare,  il chiacchiericcio e le dicerie. Sempre nel tentativo di colpire gli umori profondi delle persone per averne un tornaconto elettorale e personale.

Ecco perchè, grazie al contributo di Articolo 21 e Popolo Viola, sono state raccolte più di 10.000 firme in poche ore. Firme che certificano che la gran parte dell’opinione pubblica non ne può più di donne e uomini che rappresentano un’offesa al decoro delle istituzioni e un oltraggio nei confronti dei cittadini onesti. E non ne può più di una classe politica che fa finta di voler intervenire per affrontare la questione del  finanziamento occulto ai partiti e invece emana norme (guardare la bozza ABC presentata in Parlamento) dove  i controllori (Presidenti di Camera e Senato) sono gli stessi controllati, spingendo a perdere completamente la fiducia nella classe politica.

Ecco perchè sarà importante esserci domani 13 aprile, dalle 16.30, in piazza delle 5 Lune (piazzetta accanto al Senato) per gridare forte il nostro “Fura de ball” a Rosi Mauro e a tutti coloro che stanno calpestando le istituzioni italiane.

CONVEGNO: LA RAI AI CITTADINI

LA RAI AI CITTADINI
5 punti per garantire un bene pubblico

Venerdì 23 marzo, ore 17:00
Città dell'Altra Economia,

Largo Dino Frisullo, ex mattatoio, Roma

La riforma della Rai è una necessità democratica. Anni di cattiva gestione aziendale e occupazione partitica dei ruoli apicali hanno provocato un drammatico impoverimento della più grande agenzia culturale del paese.

Per questo noi, cittadini, utenti, giornalisti, esperti, casalinghe, “società civile”, organizzati attraverso la piattaforma programmatica di MoveOn Italia, vogliamo fare una proposta al prossimo Parlamento per recuperare a tutti gli italiani la ricchezza perduta della prima fonte di cultura e di informazione del paese e vi invitiamo a discutere con noi una proposta di riforma della Rai che sia inclusiva, democratica e praticabile.

Prendendo ad esempio i modelli di gestione del servizio pubblico radiotelevisivo più avanzati in Europa, considerate le proposte di riforma della Rai tendenti a garantire qualità, efficienza e autonomia di servizio, proponiamo una riforma della governance aziendale che assicuri la necessaria funzionalità aziendale e la totale indipendenza editoriale della Rai:

1. Creare una forma di azionariato diffuso per superare l'anomalia dell'“azionista unico” del servizio pubblico (il Ministero dell'Economia).

2. Costituire un Consiglio per le Comunicazioni Audiovisive, i cui membri devono essere in maggioranza nominati dalla società civile e in cui gli utenti eleggono i propri rappresentanti. Il Consiglio sostituisce la Commissione parlamentare di Vigilanza.

3. Selezionare i vertici della Rai concessionaria del servizio pubblico (il CdA Rai), mediante un concorso pubblico e in base a criteri di professionalità, competenza e indipendenza. Al CdA sono attribuite funzioni di indirizzo e vigilanza. I vertici sono nominati dal Consiglio per le

Comunicazioni Audiovisive.

4. Individuare, tramite il Consiglio per le Comunicazioni Audiovisive, i componenti dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, assicurando i criteri di una selezione trasparente, indipendente e qualificata.

5. Garantire la qualità del servizio e il controllo partecipato di tutti i i media gestiti dal servizio pubblico attraverso Il Consiglio per le Comunicazioni Audiovisive.

Siamo certi che questa è la base minima di una discussione da farsi presto e con la partecipazione di tutti quelli interessati al destino dell'informazione e della cultura in Italia.


Hanno aderito alla proposta e parteciperanno alla giornata di discussione:
Tana De Zulueta, Moni Ovadia, Francesca Fornario, Carlo Freccero, Lidia Ravera, Corradino Mineo, Lorella Zanardo (autrice de "Il corpo delle donne"),  Udo Gumpel, Giovanni Anversa (RaiTre "Racconti di vita"), Roberto Zaccaria, Massimo Marnetto, Arturo di Corinto, Santo Della Volpe, Silvia Bencivelli (RadioTre."Presa diretta"), Sergio Bellucci, Giuseppe Giulietti, Nicola D'Angelo, Maria Luisa Busi, Tiziana Ferrario, Roberto Natale, Carlo Rognoni (Forum riforma rai Pd), Wolfgang Achtner, Vittoria Iacovella, Giovanni Mangano, Carlo Verna, Fabio Granata, Angelo Bonelli, Niccolò Rinaldi, Vincenzo Vita, Claudio Fava, Antonello Falomi

Associazioni e movimenti che per ora hanno aderito a questa campagna:
Articolo 21, Libertà e Giustizia, A Sud, Errori di Stampa, Rete Viola, Liberacittadinanza, Usigrai, IndigneRai, Il Popolo Viola

Le tue due ruote contro la corruzione

CORRUZIONE: Domani pedalata anticorruzione con consegna oltre 95.000 firme Ministro
 
Venerdì 16 marzo alle ore 15.15 in un appuntamento a Roma, Piazza Cairoli è convocata l'iniziativa "Le tue due ruote contro la corruzione". Durante la manifestazione, ciclisti, risciò e monocicli addobbati con cartelli e slogan partiranno dal Ministero di Grazia e Giustizia, precisamente da piazza Benedetto Cairoli, fino a raggiungere Piazza Montecitorio, e consegneranno simbolicamente prima al Ministro Severino e poi al Parlamento le 95.850 firme raccolte per una legge forte contro la corruzione. La petizione, raggiungibile al sito http://www.avaaz.org/it/italy_anticorruption_new/, è stata promossa da Avaaz.org, la più grande comunità al mondo di attivismo sulla rete, nota in Italia per le sue battaglie contro le leggi bavaglio. Promuovono la manifestazione anche Ammazzateci tutti, Il Futurista, MoveOn Italia e Popolo Viola. 

In rete, a difesa dell'articolo 18

Sulla difesa dell’articolo 18 anche noi utenti della rete dobbiamo fare la nostra parte.

Non si tratta di una presa di posizione ideologica. Tutt'altro.

Probabilmente sono proprio il governo Monti e il ministro Fornero che lo stanno affrontando ideologicamente.

Noi siamo quelli che pensano che i diritti dei lavoratori siano inviolabili e che questa crisi la si debba affrontare eliminando il precariato, mettendo mano alle finte partite iva e incentivando gli investimenti.

Noi siamo quelli che sono convinti che l’abolizione dell’articolo 18 sia solo un contentino dato all’Europa della finanza e delle lobby.
Per questo parteciperemo a tutte le mobilitazioni promosse da sindacati e lavoratori, ma abbiamo deciso di far sentire la nostra voce anche sul web.

La settimana prossima si saprà se il governo porterà in Parlamento le modifiche per mettere la museruola ai diritti dei lavoratori modificando o abolendo l’articolo 18.
Per questo abbiamo deciso di lanciare per venerdì 30 marzo un blogging day che abbiamo chiamato Sì18Day.
Durante il Sì18Day ogni blogger posterà il banner dell’iniziativa e manderà la notizia a 5 nuovi blog, ogni account twitter scriverà un pensiero con l’hashtag #si18day, ogni utente Facebook posterà con il link alla pagina dell’iniziativa e ogni videomaker manderà una sua presa di posizione video sull’articolo 18.

Ecco, è il momento di alzare la voce forte, anche in Rete, a difesa dell'art. 18. Prima che sia troppo tardi.

Travaglio: Le toghe ignoranti

Le toghe ignoranti
di Marco Travaglio (da Il Fatto Quotidiano)


Venerdì scorso, nella requisitoria al processo Dell’Utri, il sostituto Pg della Cassazione Francesco Iacoviello ha detto testualmente che la Corte d’appello di Palermo che ha condannato l’imputato a 7 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa ha “metodicamente ignorato nella sentenza... la sentenza Mannino”.

Quale? Quella con cui, il 20 settembre 2005, le Sezioni Unite annullarono con rinvio la condanna in appello per Calogero Mannino e circoscrissero i limiti del concorso esterno. Per chi non avesse inteso bene, il Pg Iacoviello ha poi ribadito con aria professorale: “Si potevano citare almeno le Sezioni Unite su Mannino” perché la loro “sentenza ha fatto un’applicazione rigorosa di uno dei fondamentali criteri dell’ars disputandi: non fare citazioni imbarazzanti”. E proprio il fatto che i giudici che han condannato Dell’Utri abbiano ignorato quel caposaldo giuridico inficia, secondo il Pg, il loro verdetto: “Lo scontro con la Mannino è frontale. E letale. Per la sentenza”.

Politici e commentatori hanno registrato e talora censurato l’inspiegabile, gravissima omissione dei giudici d’appello che, pur di condannare Dell’Utri, hanno ignorato la più recente e restrittiva pronuncia delle Sezioni Unite sul concorso esterno. Qualcuno ha anche proposto di punirli (“chi paga?”).

Ieri, non appena pubblicato il testo della requisitoria Iacoviello, abbiamo controllato per puro scrupolo la sentenza d’appello Dell’Utri. E – sorpresa – abbiamo scoperto che la sentenza Mannino vi è citata eccome: non una sola volta, che potrebbe sfuggire a un lettore distratto, ma sei volte (anche per assolvere Dell’Utri per il periodo post-1993). Basta aprire il pdf e inserire “Mannino” nella casella Trova. Pag. 81: “...potenziamento dell’associazione mafiosa in conformità ai principi delineati dalle Sezioni Unite nella nota sentenza Mannino (20.9.2005 n. 33738)”. Pag. 82: “...i principi della sentenza Mannino delle Sezioni Unite che affronta proprio il nodo della collusione politica con l’organizzazione mafiosa...”. Pag. 107: “...riguardo ai principi affermati dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione nella sentenza Mannino (n. 33748 del 20.9.2005)”. Pag. 260: “Anche con la sentenza n. 33748 del 20.9.2005 (ric. Mannino) le Sezioni Unite hanno ribadito il principio giurisprudenziale...”. Pag. 506: “...mancando quella specificità, serietà e concretezza degli impegni assunti dal politico, nonché identità ed affidabilità dei protagonisti dell’accordo, richiesti dalla Suprema Corte a Sezioni Unite con la nota sentenza Mannino...”. Pag. 527: “Con la già citata sentenza n.33748 (ric. Mannino) le Sezioni Unite hanno in primo luogo confermato il principio...”.

Dunque, quando ripete che la sentenza Dell’Utri non cita la sentenza Mannino, il Pg Iacoviello dice il falso per ben due volte, per giunta alla presenza del futuro Procuratore generale Gianfranco Ciani. A questo punto, i casi sono due: o Iacoviello non ha letto la sentenza Dell’Utri che ha demolito davanti alla V sezione della Cassazione, chiedendo e ottenendo di annullarla, nel qual caso andrebbe allontanato dalla magistratura perché non sa fare il suo mestiere; oppure la sentenza l’ha letta e ha detto consapevolmente il falso, nel qual caso dovrebbe cambiare mestiere per non fare altri danni.

Ce n’è abbastanza per ipotizzare l’errore grave e inescusabile che origina revocazioni, procedimenti disciplinari e responsabilità civile? Sorvoliamo sulle altre amenità della requisitoria-arringa (se ne occupa Lillo a pag. 2) e ci limitiamo a un’ultima perla:

“Ora in questo Paese non sappiamo se non se ne può più della mafia o dei processi di mafia”. L’ha scritto Iacoviello nel 2008 sulla rivista Criminalia in un articolo dedicato alla sua ossessione: “Il concorso esterno in associazione mafiosa”. Chissà se in questo Paese, al Csm (che vuole addirittura aprire una “pratica a tutela” di Iacoviello) o alla Procura generale della Cassazione, si trova qualcuno che non ne può più dei Pg alla Iacoviello.

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